No ai bastardi !!
Ricordo solo di aver gridato :"Aiuto.aiuto" e di aver tentato di aggrapparmi
a un palo della segnaletica stradale.Tre persone,mi parve,mi trascinarono
verso un'automobile,mi buttarono dentro,schiacciandomi tra il sedile posteriore
e lo schienale dei sedili anteriori.Due persone erano davanti,due dietro,le
loro gambe sopra di me.Poi la macchina partì a velocità pazzesca.Quella corsa,credo,durò
un'ora,un'ora e mezzo.Mi coprirono subito la faccia con un passamontagna di
lana...un buio assoluto...il buio,l'incubo più insopportabile.Ero in stato di
semincoscienza,tanto da non sentire dolore fisico(anche se avevo una costola
incrinata e una ferita alla testa).Sentivo solo i loro bisbigli.
Questo è un brano del libro "Dentro una vita" di Giuliano Ravizza,che subì
l'esperienza del rapimento.Ho voluto iniziare con una testimonianza di chi veramente ha sofferto
per spiegare a tutti cosa sia un rapimento.Tutti credono di sapere cosa sia,ma effettivamente
nessuno lo sa perchè di rapimenti si parla poco e male.Silvia Melis,dopo Giuseppe
Vinci,il piccolo Farouk e altre innumerevoli persone è l'ennesima vittima dell'anonima sequestri
sarda.Ogni volta che avviene un rapimento in Sardegna provo un senso di vergogna,perchè
quello che io considero un grande orgoglio,essere sardo,è macchiato di sangue.
Chi viene rapito non sparisce per anni e poi ricompare fresco e riposato
come ci mostrano le televisioni.Chi viene sequestrato non è in vacanza con Peter Pan
nell'"Isola che non c'è".Chi è stato rapito è stato privato della luce,dell'aria,
del movimento e dell'amore:di tutta la sua vita.Quella vita che la natura ha donato
e che qualcuno ha toccato con le sue mani sudicie.Bisogna parlare dei rapimenti
per far capire alla gente che noi sardi non siamo tutti banditi.Da noi sardi
deve partire l'urlo di giustizia,il
no ai bastardi !!
Perchè i politici e i giudici capiscano che leggi speciali e pene adeguate devono
punire chi osa fare tanto male.Se potessi parlare con Silvia le direi le solite cose:
di non mollare,di stringere i pugni e lottare per il suo bambino.Le direi che mi
auguro che un giorno sia liberata,e che i suoi carcerieri dopo qualche anno non escano
per buona condotta e sorridano davanti alle telecamere.Silvia libera,certo.
Libera anche,un giorno,di avere giustizia.
MATTEO TUVERI SERCI
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versione html a cura di Federico Garau