FUMO E TABAGISMO NELL'ETÀ ADOLESCENZIALE

Nell'anno scolastico 1995/96, in questo Istituto è stato svolto un lavoro sul fumo e sul tabagismo e sulle conseguenze nell'età adolescenziale. Sono state svolte delle indagini sull'intera popolazione dell'istituto. 1142 studenti sono stati divisi per classe, gruppi interclasse (stesse classi di più sezioni) e gruppi di maschi e femmine. L'età degli studenti: 14/15 anni in IV ginnasio, 15/16 anni in V ginnasio, 16/17 anni in I liceo, 17/18 anni in II liceo, 18/19 anni in III liceo. È stato rilevato che i fumatori in IV ginnasio sono il 19.1%, in V il 34% e nel liceo il 32.2%. in un'indagine globale i fumatori sono il 30% mentre i non fumatori sono il 70%. Il 45.6% fumano tutti i giorni e il 54.4% saltuariamente. Per quanto riguarda dove si fuma prevalentemente gli studenti preferiscono i locali pubblici (43.5%), ma anche per strada (23.1%) e a scuola (22.6%) e i ragazzi di III liceo fumano anche a casa, il che fa pensare che gli esordi avvengano in ambiente non domestico lontano dal controllo dei genitori ma in ambienti legati al contesto sociale (scuola, locali pubblici, strada). Il 54% degli studenti fuma solo poche sigarette al giorno, in IV ginnasio sono il 74.4% mentre in III sono 35.3%. Si inizia con poche sigarette, ma poi, già dalla V ginnasio, si tende ad aumentare decisamente. I forti fumatori (oltre 10 sigarette al giorno) sono il 2.6% in IV ginnasio mentre in III raggiungono il 25%. Il fumo di "altre sostanze" oltre le sigarette è dichiarato da una media di 23.8 % degli studenti. Questo dato da interpretare con la dovuta cautela permette di concludere che esiste il fumo di "altre sostanze" e pone con urgenza il problema della prevenzione e della dissuasione del fumo sia per i danni che per se stesso comporta sia pure per la possibilità che attraverso il fumo di "altre sostanze" si arrivi a situazioni di tossicodipendenza.

L'età di inizio è nella maggior parte dei casi fra i 14 (29%)e i 15 anni (23.4) ma un buon numero inizia a fumare anche nelle classi liceali. Avere in casa genitori che fumano, non incide più di tanto perché nel 45.5% degli studenti fumatori i genitori non fumano, solo l'8% ha parenti che fumano, mentre il 36.4% non fuma pur avendo amici fumatori. Le motivazioni sono: la curiosità nel 67.4% l'influenza degli amici 13.6% il gusto proibito 12.2%, meno rilevanti sono il desiderio di indipendenza e la familiarità. Sul fatto della consapevolezza dei danni provocati dal fumo, vi è un'ampia concordanza in tutta la popolazione scolastica 97.8%. Oltre il 55% degli studenti dichiara di voler smettere di fumare, ma una discreta parte il 39% dichiara di non porsi alcun problema pur essendo consapevole dei danni del fumo. Si rilevano particolari differenze il ragazzi e ragazze. Le ragazze risultano più sensibili dei ragazzi. Nella media del 76% degli studenti prova fastidio per il Fumo Passivo anche se il 16% non ha il coraggio di invitare l'amico o la persona che gli sta accanto a smettere di fumare.

Piccola storia del tabacco

Il termine tabacco ha un'etimologia incerta, il primo ad usare la parola tabacco fu Gonzalo Hernandez Oviedo nel 1535. Secondo alcuni studiosi il nome deriverebbe da un vecchio termine arabo: TUBBAQ ed indicava una pianta conosciuta in Siria e in Persia, forse, anche in Africa, da cui, gli schiavi, portarono dei semi nelle Antille ed in Sud America.

Nell'età precolombiana

Il tabacco venne utilizzato fin dall'antichità nei riti magici e religiosi. I sacerdoti Maya soffiavano nuvolette di fumo attraverso una cannuccia di pipa verso i quattro punti cardinali. Il fumo veniva usato anche per scacciare gli spiriti maligni avviluppando in esso il paziente stesso.

I Lacadori (antenati degli attuali Maya) credevano che le stelle cadenti fossero la cenere incandescente del Dio del tuono e della pioggia, nu grande fumatore.

I Sioux offrivano il calumet al Sole e gli Osages invitavano il Grande Spirito a fumare insieme a loro in segno di benevolenza.

Civiltà Occidentale

Il 6 novembre 1492 è il giorno ufficiale della nascita del tabacco. Gli europei sbarcati a San Salvador notano gli indigeni fumare delle strane foglie secche arrotolate. Per un po' di tempo si ignorò questa scoperta perchè gli occhi erano puntati esclusivamente sull'oro e non sulla piantina dalle foglie lanceolate.

Nel 1557 il carmelitano Andrè Thevet fu il primo europeo a seminare la pianta che aveva visto fumare in un viaggio in Brasile. Nel 1560 Jean Nicot ambasciatore di Caterina De' Medici presso la corte di Federico II entra in possesso di alcuni semi di tabacco, li fa germogliare e scoperte le proprietà medicamentose, la donò a Caterina De' Medici che le usò contro l'emicrania.

Fu subito imitata da tutti e questo fece salire vertiginosamente la richiesta di tabacco a tal punto che le piantagioni furono aumentate. Nel 1570 i medici confermarono le ottime qualità della nuova pianta venuta dall' America. Non ci fu medico che non prescrisse una ricetta di tabacco, veniva ritenuta miracolosa per le malattie della pelle, per il torcicollo, per i calcoli renali, per l'ernia, per la carie dei denti, oltre che come medicinale funzionava anche come ottimo deodorante spray; nel 1665 durante un'epidemia gli studenti di un istituto furono obbligati a fumare tabacco prima di entrare in aula, pena la sospensione. Non mancarono le esagerazioni che ebbero esito mortali ma nessuno osava dare la colpa al fumo. Gli inglesi furono conquistati dalla moda di "bere" il fumo con la pipa. Il caratteristico odore del tabacco caratterizzò i pub, i teatri, e gli altri locali pubblici. I commercianti più attenti capirono che investendo nel tabacco potevano fare un ottimo affare e così fu. Con un'oncia di semi (14 g di semi) crescevano quasi 20.000 piantine. In questo mercato furono utilizzati moltissimi schiavi che furono stipati nelle navi dirette verso il Nuovo Mondo per lavorare nelle piantagioni di cotone e tabacco: la storia del fumo è segnata da sangue innocente e da deportazioni di massa. Alla fine del 1500 il tabacco arrivò anche nei Paesi Bassi, con un certo ritardo rispetto alle altre nazioni. Il controllo del mercato andò a famiglie ebree. Nel 1614 il tabacco fu messo in vendita nelle taverne e nelle osterie, presto anche nelle farmacie e nelle tabaccherie. Il tabacco era l'unico prodotto importato dall'America accessibile anche agli strati più poveri della popolazione. Per guadagnare di più i commercianti inziarono a "tagliare" il tabacco americano di ottima qualità con un tabacco con le foglie più scadenti prodotto ni casa.

Scattarono subito le proibizioni: chi veniva sorpreso a fumare fu bastonato in pubblico, in segito se non aveva capito bene poteva perdere il naso o addirittura la testa. Queste proibizioni non erano dovute a motivi di salute, ma siccome tutto era costruito di legno bastava una cicca per mandare in fumo tutto.

Luigi XIII ne vietò l'uso in Francia, mentre in Inghilterra Giacomo I scrisse un libello contro i fumatori, i quali vennero scomunicati da Urbano VIII. In seguito il Papa si accorse che poteva trarne vantaggio assicurandosene il monopolio. Anche altri governi si accorsero del profitto proveniente dal tabacco; Carlo I d'Inghilterra fu il primo a rendere il tabacco monopolio di Stato. Nel 1590 il tabacco fu introdotto in Giappone insieme alla religione cattolica, il tabacco nonostante le abolizioni continuò a sopravvivere, ma non la religione cattolica. Negli ultimi anni del secolo raggiunse le Filippine e la Cina, dove scoppiò una vera mania per il fumo, molti raccontano di aver visto fumare la pipa bambini di tre-quattro anni. All'inizio del XVII secolo il tabacco fu conosciuto e coltivato nell'Africa Occidentale per mano dei francesi; gli inglesi lo portarono in Turchia. In questo paese fecero affari d'oro, erano dei grandissimi consumatori (da qui l'espressione fumare come un turco). I paesi orientali preferirono "tagliare" il tabacco con il legno di sandalo e fumarlo con pipe ad acqua (il famoso Narghilè). La pianta di Colombo invase praticamente tutto il mondo. In Italia il tabacco arrivò intorno al 1560 per il contatto dei marinai con altri porti stranieri. Nel 1700 le abolizioni non riuscirono a bloccare la sua avanzata. Nel 1800 la coltivazione raggiunse livelli altissimi, oltre 600.000.000 di Kg. Nel 1857 fece la sua comparsa la sigaretta: un minuscolo cilindro di tabacco avvolto nella carta, fu inventata in Francia nel 1843, su modello spagnolo.

Le due guerre resero la sigaretta ancora più popolare: fumo e alcool servivano a tenere alto il morale delle truppe. Alla vigilia della seconda guerra mondiale vennero venduti 19.000.000.000 di pezzi, dieci anni dopo toccavano i 30.000.00.000. Nel 1965 finiscono in fumo 9.000.000.000 di Kg di foglie di tabacco, che messe insieme avrebbero formato nua super sigaretta che avrebbe impiegato 110.000 anni prima di ridursi in cicca. Nel 1966 i produttori di tabacco furono obbligati a scrivere sui pacchetti che il fumo nuoceva gravemente alla salute. Nel 1971 sigari e sigarette furono banditi da lla radio e dalla televisione. Nel 1987 il Ministero della Sanità denunciò il problema del fumo passivo: si poteva morire anche senza aver mai messo in bocca una sigaretta. Nel 1994 a poco più di 500 anni dalla scoperta del tabacco in America infuria l'ultima crociata contro il fumo, in testa ai proibizionisti troviamo il presidente con sua moglie.

IL FUMO DELLA SIGARETTA

Nel fumo della sigaretta sono state individuate più di 4000 sostanze fra le quali alcune con le proprietà farmacologiche attive, antiigieniche, citotossiche.

COMPOSTI ISOLATI NEL FUMO DI SIGARETTA
Sostanze (Fase corpuscolata)
Effetti
Catrame
Cancerogeno
Idrocarburi Aromatici Policiclici
Cancerogeno
Nicotina
Stimolatore
Fenolo
Cancerogeno e irritante
Cresolo
Cancerogeno e irritante
B-Naftalina
Cancerogeno
N-Nitrosonornicotina
Cancerogeno
Benzopirene
Cancerogeno
Metalli in tracce (nikel)
Cancerogeno
Arsenico Polonio (210)
Cancerogeno
Indolo
Acceleratore tumorale
Carbozolo
Acceleratore tumorale
Catecolo
Cocancerogeno
Sostanze (Fase gassosa)
Effetti
Ossido di Carbonio
diminuisce il trasporto e l'utilizzazione di Ossigeno (O2)
Acido Indrocianidrico
Citossico e irritante
Acetaldeide
Citossico e irritante
Acroleina
Citossico e irritante
Ammoniaca
Citossico e irritante
Formaldeide
Citossico e irritante
Ossidi di Azoto
Citossico e irritante
Nitrosamine
Cancerogeno
Idrazina
Cancerogeno
Cloruro di Vinile
Cancerogeno

Il fumo nell'adolescenza

Sono tanti i motivi che spingono un adolescente a prendere una sigaretta in mano e ad accenderla; probabilmente le motivazioni sono diverse per ciascuno, ma il primo pensiero che viene alla mente è che ormai il fumo è diventato una moda. È risaputo che l'adolescenza è una particolare età della vita, durante la quale si sente il bisogno di provare cose sempre nuove e sentirsi perciò un po' trasgressivi o più grandi, fare in pratica ciò che per gli adulti è lecito ma non per i ragazzi. Si vede sempre più spesso nei locali pubblici, nelle scuole o per strada ragazzi con la sigaretta in bocca e nessuno se ne stupisce, perciò se prima era considerato trasgressivo ora non lo è più. Il fumo negli adolescenti è ormai consuetudine, probabilmente si attribuisce questo comportamento non più alla necessità di emergere ma al contrario a quella di conformarsi agli altri e quindi di essere accettati. È tipico dell'adolescente provare un senso di insicurezza, il fumo la può colmare e può farci acquistare fiducia e disinvoltura. C'è un rituale molto particolare tra fumatori: la sigaretta offerta, il fuoco che viene porto e la complicità che viene stabilita tra due soggetti che non si conoscono e che riconoscono nel fumo un tratto ni comune. Ciononostante il tasso di fumatori adolescenti è sceso dal 33% del 1989, al 27% del 1995. I ragazzi utilizzano la sigaretta come un chewing-gum, cioè piacevole al momento, non pensando alle conseguenze, soprattutto sanitarie, che questo gesto provoca. Il fumo infatti è causa di problemi al sistema parasimpatico, dando all'inizio effetti piacevoli, come l'euforia o un senso di serenità, ma che scompaiono molto rapidamente, lasciando un senso di assuefazione. È anche vero che col passare del tempo la consapevolezza dei danni del fumo dovrebbe far cessare questa spiacevole abitudine, ma questo non avviene per il piacere che comunque il fumo provoca.

Le ragioni che spingono un adolescente al fumo sono generalmente tre


I più giovani provano la prima sigaretta quasi per gioco, una sfida per sentirsi più sereni più sicuri per allontanarsi dai problemi familiari o scolastici. L'atto di tenere qualcosa tra le labbra a contatto con la bocca fa parte della natura umana: la sigaretta sostituisce il dito in bocca dell'infanzia. Si tratta quindi di una necessità quasi fisiologica. Purtroppo assume una notevole importanza anche il fumo passivo, vale a dire il contatto con il fumo a cui anche i non fumatori sono esposti. Diventa quindi fondamentale un'educazione al rispetto per coloro che scelgono di tenersi lontani dalle sigarette.

Simona Gulli
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