GRAMSCI
E
LA LETTERATURA NAZIONAL-POPOLARE

La nostra attenzione si è indirizzata al problema della letteratura nazional-popolare, argomento non del tutto chiarito, e affrontato da Gramsci nel 17° quaderno dal carcere, intitolato

"Problemi di cultura nazionale italiana e letteratura popolare"

In seguito alla pubblicazione del romanzo d'appendice dell'ottocento Francese da parte dei quotidiani italiani a Roma e a Napoli, con lo scopo di vendere più copie, Gramsci critica la scarsa stima dei giornali nei confronti del pubblico.

Infatti egli sostiene che veniva presentato un genere non artistico ma diffuso oltralpe (assente in Italia) del secolo precedente.

Da qui nasce l'interrogativo sulla impopolarità (intesa come mancata immedesimazione dell'intellettuale nei problemi del popolo) della letteratura Italiana.

Gramsci si rende conto che, contrariamente alla convinzione generale, la colpa non è del popolo che non legge, ma dell'intellettuale troppo estraneo ai suoi problemi.

Ciò lo porta a formulare la concezione di una nuova letteratura nazionale e popolare, il che significa creare un punto di contatto tra gli intellettuali e il popolo , contribuire all'elevazione morale e culturale di questo, sottrarlo alla crisi di valori e all'ondata di superstizione e fatalismo che imperversa in Italia, e creare un'identità nazionale. Identità già esistente in altri paesi dove la fusione dei due stessi termini "Nazionale" e "Popolare" era da tempo evidente anche a livello linguistico.

L'analisi di Gramsci continua analizzando il problema forma-contenuto. Approfondimento che gli costò diverse critiche : Gramsci non viene considerato un critico letterario vero e proprio perché non apprezza il valore dell'arte in quanto tale, ma vede l'opera letteraria solo in rapporto a fenomeni sociali.

Preoccuparsi troppo della forma significa influenzare anche il contenuto rendendolo inaccessibile alle masse meno colte. Da qui la sua critica al Decadentismo e in particolare l'attacco al D'annunzio, al suo stile colto e ridondante ad una cultura - così lui la definisce - libresca, arcadica, accademica. Gramsci si rende conto delle esigenze più pressanti nella vita sociale politica e culturale, di una nuova classe che avanzava, il proletariato.

I suoi intenti però furono mal interpretati e soprattutto durante il neorealismo vennero pubblicate numerose opere di scarsissimo valore sia dal punto di vista artistico che contenutistico, che pure vendevano, destinate ad un pubblico facilmente impressionabile con cosiddetti versi da melodramma. Con la frase "Andate al popolo" evidentemente egli non intendeva questo : intendeva istruirlo, offrendogli dei mezzi per acquisire dignità e consapevolezza.

Dopotutto non dobbiamo dimenticare che questo è un problema ancora attuale : spesso per andare al popolo e fare opera di divulgazione si rischia di "scadere", e commercializzare la cultura, vanificando e annullando quella che dovrebbe essere la funzione-guida dell'intellettuale.


Tiziana Pani III E


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